Botta e risposta sugli spalti, a colpi di…storia!

Belgrado, 21 novembre 2025. Giorno della partita tra la squadra di casa, il Partizan, e il  temibile Fenerbahçe, valida per la regular season di Euroleague, la massima competizione  continentale di basket. È in questo clima di attesa per un’importante incontro tra le due  squadre che, appena prima della partita, la tifoseria di casa decide di comporre una delle  stupende coreografie a cui il tifo organizzato europeo ci ha abituato nel corso  degli anni.  

Tuttavia, questa volta c’è qualcosa di diverso: all’interno del palazzetto appare un enorme  stendardo raffigurante le immagini di quella che sembra essere una battaglia di epoca  medioevale, una scelta quantomeno inusuale per una partita di pallacanestro. Difatti, per  l’occasione i supporters locali hanno deciso di raffigurare niente di meno che la battaglia di Kosovo del 1389, evento centrale nella memoria storica serba, conclusasi con la morte del  sultano ottomano Murad I, tradizionalmente attribuita al cavaliere serbo Miloš Obilić. 

Coreografia dei tifosi serbi del Partizan.

Le circostanze in cui ciò avvenne sono tuttavia dibattute: secondo la tradizione serba, Obilić condusse un’epica cavalcata che si concluse con l’uccisione del terribile sultano. La controparte turca invece, racconta l’episodio come un infame inganno attuato da parte del cavaliere serbo che, una volta arresosi, nel momento di giurare fedeltà al suo nuovo padrone, lo pugnalò a tradimento.

Certo è che, nel corso dei secoli, questa vicenda sia diventata un elemento centrale della memoria storica serba e abbia contribuito alla costruzione della figura di Miloš Obilić come eroe nazionale. La battaglia di Kosovo e la morte di Murad I rappresentano ancora oggi temi particolarmente sensibili nei rapporti tra la memoria storica serba e quella turca. Non sorprende quindi l’immediata reazione della società turca arrivata appena dopo la partita, tramite una nota ufficiale recitante: “Quello striscione era già lì quando ci siamo allenati.  Abbiamo presentato tutte le segnalazioni necessarie alle autorità locali e ci è stato  comunicato che sarebbe stato rimosso, ma, nonostante ciò, hanno permesso che rimanesse  sugli spalti. Dopo la partita, abbiamo incontrato le autorità e chiesto spiegazioni. Siamo  indignati e domani invieremo una denuncia ufficiale agli enti competenti. I giocatori hanno  dato la migliore risposta possibile alle provocazioni in campo. Speriamo di riservare loro una  calorosa accoglienza nella partita di ritorno.” Andando a sottintendere, in maniera neanche troppo velata, una possibile complicità da parte delle autorità serbe nei confronti della tifoseria di casa.

Coreografia che non è stata apprezzata neanche dalla Euroleague stessa, che ha optato per  una sanzione disciplinare pari a 40,000 Euro, più una partita a capacità di spettatori ridotta  con condizionale, a causa “dei molteplici incidenti generati dai tifosi della squadra di casa  durante lo svolgimento della partita”. 

Arrivando, poi, al 25 febbraio 2026, giorno della partita di ritorno tra le due squadre, giunge immancabile la risposta della tifoseria turca, tramite una scritta recitante: “Svi ste vi turski  sinovi”, dal serbo “Siete tutti figli dei turchi”, accompagnata da un’immagine in cui viene mostrata Niš e una  rappresentazione della Ćele-kula, la famosa Torre dei Teschi, associata alla prima rivolta serba del 1809. La coreografia, quindi, mescola episodi storici differenti: il riferimento  principale era il Kosovo del 1389, mentre alcuni elementi iconografici appartenevano alla  storia serbo-ottomana di oltre quattro secoli dopo. La vicenda si concluse con una multa  anche nei confronti del Fenerbahçe di 12,000 Euro, chiudendo così il curioso botta e risposta. 

Coreografia dei tifosi turchi.

Questa vicenda è interessante non tanto per definire chi abbia “ragione”, ma piuttosto per  mostrare come un evento avvenuto ormai più di seicento anni fa continui a essere utilizzato  come simbolo identitario e provocatorio in un contesto sportivo nel 2026.

M. M.

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